Noto un singolare parallelismo tra le vicende della CGIL e quelle della comunità omosessuale italiana riconosciuta nelle varie realtà associative (Arcigay su tutte): entrambi terreni fertili per aspiranti carrieristi, hanno rappresentato e forse rappresentano ancora il collante tra la politica e la collettività delle "categorie" in questione. A che prezzo però? E' chiaro a tutti: una poltrona in una delle varie Istituzioni in cambio del tradimento dei valori e delle battaglie sostenute fino al momento prima.
Ecco perchè Epifani e Damiano dovrebbero vedersi ritirare la tessera del sindacato dopo aver votato sì al Jobs Act, o Cofferati sparire anzichè dirsi disponibile per correre alle regionali della Liguria dopo essere stato condannato per condotta antisindacale (giusto per fare qualche esempio in casa CGIL senza scomodare la Uil e il caso dell'operaio-parlamentare che ha "lucrato" sulla tragedia della Thyssen accaparrandosi un posto alla Camera).
Un trattamento simile dovrebbero averlo anche quei Parlamentari e politici omosessuali che hanno costruito la propria carriera partendo dal basso, infatuando le folle di riferimento ed illudendole di portare all'attenzione delle Istituzioni le istanze per i diritti delle persone lgbt, salvo poi scordarsene una volta seduti in Poltrona. Sì, perchè se stavolta c'è una cosa imperdonabile, è il fatto di rimandare questo tema nonostante sia risaputo che ci sarebbe una maggioranza parlamentare convintamente favorevole a questo passo verso la civiltà.
Se i tesserati della CGIL propongono il ritiro delle tessere agli ex-paladini dei lavoratori diventati inservienti del governo di turno, noi omosessuali come potremmo farci sentire e come potremmo scomunicare chi, una volta raggiunto l'obbiettivo politico personale, ignora e dimentica il motivo principale per cui è stato eletto?