Volevo tacere, ma non è giusto: sentir dare numeri sulla mostra con La Ragazza con l'orecchino di Perla, per me che grazie a questa operazione commerciale ho perso il lavoro senza diritto di opposizione e senza nessun giornale che mi chiedesse come mai e mi desse la possibilità di difendermi, è davvero una delusione grandissima verso la città che mi ha fatto subito innamorare di sè, ma che nel tempo vedo sempre più vicina a quella descrizione che una mia amica le dà di "Città palude" in cui stagnano da decenni dei poteri-ombra intoccabili che fanno il bello e il cattivo tempo, quasi a voler mantenere la tradizione medievale cittadina...
Vi consiglio di leggere l'articolo di Michele Smargiassi sul cartaceo di Repubblica Bologna del giorno 30 Maggio (lo leggete qui sotto); rende un po' l'idea di come sia facile per certe persone sparare cifre vuote senza che nessuno si azzardi a controbattere o a fare domande, occupando pagine e pagine di giornali che alimentano la loro azione autoreferenziale. In onore di chi l'ha organizzata, grazie al quale ho perso il mio lavoro, un progetto di vita e tante certezze per il futuro, la reintitolerei "La ragazza dalle uova d'oro".
Che volete che sia, avrò pur perso il mio lavoro, mi sarò pur ammalato, sarà forse impossibile per me da ora in poi trovar lavoro a Bologna visto che ho osato difendere i miei diritti contro l'ìnteresse della comunità (o contro l'egocentrismo di chi si dice pronto a far spostare la Gioconda, visti i lavori eccellenti fatti a Palazzo Fava...e poco importa se ci fossero le autorizzazioni o no...),ma la città si è arricchita!
AUGURI BOLOGNA, FORSE NON HAI BISOGNO DI PERSONE COME ME!
Ecco l'articolo di Michele Smargiassi su RepubblicaBologna...
SE E' STATO UN AFFARE PERCHE' NESSUNO VUOLE RIPROVARCI?
La Ragazza insomma ci ha lasciato un manto di perle. Siamo diventati ricchi, anche se non si capisce bene di quanto, le stime fornite svirgolano dai 5 ai 27 agli 89 milioni di euro, secondo i “moltiplicatori” usati, a volte piuttosto generosi (una famiglia di quattro persone che abita alla Bolognina, secondo i conteggi, avrebbe speso in un giorno solo, per andare a vedere la Ragazza, la bellezza media di 220 euro... ma quanto costano i bus e i gelati a Bologna?).
Ma non facciamo i bastian contrari, prendiamo per buono almeno il dato medio. E 27 milioni piovuti sull’“indotto turistico” di Bologna in meno di quattro mesi, ammettiamolo, sono una vera manna. Una benedizione. Quel che ci voleva, no?
Però non ditelo troppe volte al cda della Fonazione Carisbo, che ci ha investito 1,4 milioni a fondo perduto. Mentre Genus Bononiae si è trovato 550 mila euro di passivo in cassa. La Ragazza ha arricchito la città, ma ha impoverito i suoi anfitrioni. Si può dire: è giusto, funziona così. Si chiama investimento sul territorio.
QUALCUNOorganizza
l’evento, spende denaro che se non è pubblico è certamente riservato a scopi sociali, ma poi la città ci guadagna. Messa così più che politica culturale (che investe sì a fondo perduto, ma sul capitale di intelligenza sociale) è promozione economica, ma non sottilizziamo.
Bene, se è un circolo così virtuoso, allora riavviamolo subito. In tempi di crisi abbiamo trovato la gallina dalle uova d’oro, con tassi di rendimento da speculazione finanziaria... Altre due o tre Ragazze così e saremo ricchi. Tutti tranne gli organizzatori dell’evento, che a colpi di successi si impoveriscono.
Infatti, se capiamo bene, le prossime Ragazze non saranno invitate al ballo dalla Fondazione Carisbo. Chi si offre allora per investimenti in perdita a profitto del territorio? Non sembra esserci ressa all’entrata. Il Comune? Un’altra fondazione? Nessuno? Sarebbe strano che un modello descritto come un miracolo collettivo non si riuscisse
a replicare.
In questo schema forse manca un passaggio. Se davvero “il territorio” ci guadagna tanto, che sia “il territorio” a reinvestire parte degli utili. Albergatori, ristoratori, garagisti che avete scritto le lettere di congratulazioni mostrate dal professor Roversi Monaco: la prossima Ragazza è ospite vostra. Preparate i portafogli. Tanto alla fine è un
affarone, no?
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