LORENZA PLEUTERI, DA POCO NELLA REDAZIONE BOLOGNESE, RASSEGNA LE DIMISSIONI E LASCIA REPUBBLICA DOPO VENTICINQUE ANNI
E’ ormai ufficiale: Lorenza Pleuteri lascia Repubblica dopo
venticinque anni. Potrei far finta di nulla, ringraziarla per il suo lavoro e
sperare di leggerla presto su qualche altro quotidiano sapendo di averla qui
vicino, a Bologna.
Poi penso a come l’ho conosciuta, a tutti gli insegnamenti
che mi ha dato in modo diretto e indiretto, e anche alle occasioni che sono
mancate per poter usufruire ancora di più della sua lunghissima esperienza di
giornalista e di donna, di quelle che non han paura di niente e nessuno nella
consapevolezza di essere lavoratrici preparate e appassionate; due
caratteristiche che, ahimè, mancano spesso in tante categorie.
Allora rifletto, ci penso ancora un po’ e le auguro un
futuro distante da questo sistema di conoscenze, collusioni e connivenze che si
fa chiamare Città di Bologna.
Posso dire di aver conosciuto una professionista, la
ringrazio per avermi fatto sfiorare con mano la grande donna che è, e, con un
po’ di egoismo, spero di incontrarla di nuovo in una città più civile di
questa.
Mi ricordo ancora come fosse oggi il nostro primo incontro,
in quel lontano martedì 3 Settembre del 2013, quando si presentò nel Cafè
Letterario di via Manzoni ed incominciammo a parlare. Fu una bella
chiacchierata, per certi versi liberatoria per me che da settimane non chiudevo
occhio a causa della guerra che ci aveva dichiarato Roversi Monaco dopo
l’annuncio della mostra su La Ragazza con l’orecchino di perla.
Da quel momento rimanemmo in contatto costante: ogni
aggiornamento che avevo, informazione che riuscivo ad ottenere, le veniva
recapitata. Nulla, però, comparve mai sul suo quotidiano fino al giorno dello
sciopero bianco dei dipendenti del Cafè, quando, forse, era diventato
impossibile tacere anche per Repubblica. Nel frattempo erano passati quattro
mesi, altrettante notti insonni e numerosi capelli bianchi erano comparsi sulle
mie tempie a causa dello stress che stavo vivendo.
Lorenza quella mattina scrisse un bellissimo articolo:
breve, preciso e completo. Da lì in poi, nonostante i nostri continui scambi,
nessuna informazione ha più suscitato l’interesse del suo giornale.
Ci fu, infatti, un cambio di gestione proprio nel giorno di
inizio di quella maledetta mostra, e a Repubblica, ovviamente, non interessava
informarsi sul perché e sul come Colazione da Bianca divenne titolare del Cafè
Letterario da un momento all’altro, facendo fuori il sottoscritto che era il
dipendente con più anzianità aziendale ed il responsabile del locale. Cosa
importava se venivano calpestati i diritti di un lavoratore, per di più di uno
che aveva dato fastidio al Magnifico padrone di Bologna, quando nello stesso
giorno c’erano da scrivere pagine e pagine sulle quattromila persone che
stavano invadendo Palazzo Fava nel weekend inaugurale?
E’ una domanda retorica, lo so io adesso e lo sapeva Lorenza
in quel momento, ma con la stessa tenacia non si è mai tirata indietro
dall’informare la sua redazione di quel che stava succedendo, ed io per questo
la ringrazierò sempre.
La mia personale idea è che quando in una città si
intersecano poteri, politica, soldi, arte e qualsiasi altra cosa che suscita
interesse collettivo, diventa difficile fare cronaca; e se un giornalista, per
sua etica, rinuncia alla corsa per partecipare ai salotti cittadini, diventa un
elemento di disturbo oltre che un pesce fuor d’acqua. La (cronaca) diventa,
così, funzionale, autoreferenziale e celebrativa, ma smette di essere cronaca.
Vedendola al contrario, però, si può sostenere che un bravo
professionista dell’informazione, di quelli che trattano la cronaca con stile
ed imparzialità, fa fatica ad adeguare, storpiare e correggere il suo modus
operandi in virtù di uno più consono alla Bologna dei massoni, dei politici
perbene, degli imprenditori eticamente sensibili e dei finti comunisti.
E’ un compromesso radicale, ma forse necessario per
sopravvivere in questa Città Palude. Bene, non tutti sono pronti però ad
affrontare questo passo, e sono contento di aver conosciuto una persona che ha
appena rinunciato alla sua carriera (e 25 anni in giro per l’Italia tra Milano,
Torino, Bari e Bologna alla corte di Repubblica non mi sembrano poco) per
riacquisire dignità, forza e soprattutto passione, forse l’unica cosa per cui
un bravo giornalista si distingue da un suo collega mediocre.
"Avanti Lorenza, hai fatto la scelta migliore e non potrà che
aprirsi per te un portone enorme in grado di darti le soddisfazioni che meriti.
Repubblica da ora in poi sarà ancora più povera, e chi non se ne renderà conto
avrà perso l’occasione di conoscere una giornalista con le palle quadrate. Tu,
invece, con le tue dimissioni ci guadagnerai in professionalità, salute e forza
d’animo, diventerai più appassionata di prima e noi saremo felici di leggerti
di nuovo." è il mio personale augurio nei suoi confronti e la mia attestazione di stima, da lettore e da cittadino di Bologna.
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